a. Mistero dell'esistenza
Gli occhi videro il mondo
durante giorni che non ricordo.
Il tempo seguì i miei passi
per un mistero che non conosco.
Un uomo tese le mani,
raccolse il bimbo che aveva in dono
e buona vidi mia madre:
il mio respiro fu pianto e sogno.
Il tempo indurì le mani,
ogni mio sogno si fece terra.
La strada a chi non ha ali,
il primo passo fu sfida e rabbia;
parole a nutrir la voce
e luci senza veder la strada:
sul ciglio stavo seduto
e fui bambino tra stelle e sabbia.
Io non ho più paura,
vedo un torrente di volti
che scorre tra gli argini
di una stessa avventura:
chi è vicino alla fonte,
chi già lascia la valle
chi ha percorso tempo
la grande pianura...
Davanti al mio nome ti sei fermato
e dal primo respiro
mi hai tenuto per mano. (3 volte)
b. Mistero dell’Incarnazione
Fu quando mi seppi dono
che dire grazie fu dire molto.
A tanti chiesi una meta:
ebbi il consiglio di stare pronto.
Temetti la verità
quando il coraggio si fece orgoglio.
Qualcuno mi disse:
cerca con l’umiltà di chi accoglie un dono.
La storia si è fatta casa;
il tempo, attesa di una salvezza.
L’amore di chi ha creato
si è fatto impronta di ogni speranza.
La carne si è fatta segno,
custode e tempio di tenerezza.
Il Padre si è fatto Figlio
e fu bambino fra stelle e sabbia.
Io non ho più paura,
vedo la luce e ritorna la pace,
la strada si è fatta sicura;
ora vedo la fonte e la grande pianura:
la potenza creatrice si è fatta creatura.
Davanti al mio volto ti sei chinato
e fratello nel viaggio
mi hai tenuto per mano (3 v.)
c. Mistero della morte
Ho visto semi d’amore unire mani,
destini e corpi,
portare consolazione
a chi conobbe dolore e morte;
ho visto colmare abissi
con un abbraccio riconciliante,
ho visto una croce infissa
dove il perdono si fece sangue.
La strada si è fatta folla,
il monte, pietra dell’agonia.
Il cielo si è fatto tenda
della promessa e della memoria.
La voce si è fatta grido,
le mani preda della follia.
Il corpo si è fatto pane
per tutti gli uomini senza storia.
Io non ho più paura,
vedo l’amore che scende la valle
e consola la grande pianura;
è sospinto alla foce sopra un legno crudele:
condivide la sorte di ogni creatura.
Davanti a una croce ti sei piegato,
le tue mani nel legno
mi han tenuto per mano (3 v)
d. Mistero della risurrezione
La storia si fece luce durante un’ora di poesia.
L’amore divenne forza che,
dolce, vince ogni resistenza.
La terra si fece altare di imprevedibile liturgia.
La morte si fece figlia riconciliata dell’esistenza.
Fu allora che vidi il cielo
sacra dimora dell’infinito;
fu allora che amai la terra
forma possibile dell’assoluto;
feconda di una speranza
che lega volti, cuori e destini,
accolgo la verità
fino a che tutto non sia compiuto.
Io non ho più paura,
vedo una grande distesa di pace
accogliere l’acqua più pura:
chi e vicino alla fonte, chi già lascia la valle,
chi è già parte di Dio nella grande distesa.
Davanti al mio nome ti sei fermato
e dal primo respiro
mi hai tenuto per mano (3 v.).